giovedì 21 marzo 2013

Carta pesta il mio cuore, nebbia la mia anima

Avete preso il mio cuore, la mia anima, ci avete giocate, avete illuso le mie fantasie, avete preso ogni cosa da me, ogni respiro, ogni gesto,  ogni parola, poi un giorno avete deciso che bastava così, mi avete lasciata affacciata alla finestra con gli occhi rossi di pianto e col viso asciutto perchè le lacrime di scorta erano finite, avete appallottolato il mio cuore e annerito la mia anima, avete perso la chiave del cassetto che conteneva i miei sogni, avete bruciato le mie possibilità e siete andati via, ho sentito più e più scuse, magari non erano scuse e come sempre arrivo alla conclusione che è tutta colpa mia, sono io quella sbagliata, perchè non è possibile che sia una calamita per le delusioni, per il cuore infrante, per gli occhi lucidi, per gli amici stronzi, per la gente falsa, per tutto l'oro che luccica ma che non è mai roba buona, sono un enorme calamita per le negatività.
Questa settimana è all'apice della negatività, ieri ho affogato il mio dolore nello shopping e devo dire che è servito per un poco, poi è arrivata la notte e nel letto ho faticato a prendere sonno, ero invasa dai pensieri ed ero sempre a un passo per cedere all'ansia, ma ho vinto io, ho chiuso gli occhi e con tutta la forza che ho in corpo ho deciso che era ora di dormire.
Ma oggi ho toccato l'apice del dolore.
Mi è sembrato di tornare all'età di 6 anni quando tutti non facevano altro che prendermi in giro per il mio pianto facile, erano là tutti pronti a notare ogni mio difetto di fabbrica, il mio principale difetto era essere fragile, piangevo perchè non sopportavo di essere presa in giro, piangevo perchè crescendo mi sono trascinata questo continuo giudicarmi per i miei difetti. Ho il sospetto che quando le persone mi guardano non vedono altro che un grosso difetto ambulante, non fanno altro che ricordarmi quanto faccio schifo, come se non fossi già abbastanza consapevole da sola che ho milioni di difetti uniti alla fottuta sfiga di essere troppo buona, troppo fragile e troppo sensibile.
Le mie amiche non facevano altro che ricordarmi quanto fossi permalosa, quanto fosse facile farmi infuriare, quanto fossi asociale alle volte, quanto fossi timida, e un migliaio di altre cose, poi dopo la fatidica rottura questo continuo puntarmi il dito e farmi continuamente l'elenco di quanto fossi orribile si era placato.
Ma ad oggi non è finita, le persone continuano a farmi costantemente l'elenco dei miei difetti, mi ricordano ogni attimo che ho un pessimo carattere, che non è per niente facile parlarmi se mi incazzo, che non valgo niente, che non aiuto le persone come vorrebbero.
Oggi per completare in bellezza mi hanno fatto la paternale su quanto sono esagerata e assurda nelle mie reazioni, su quanto sbaglio quando sono infuriata, su quanto tratto male le persone, su quanto scarico ogni mio nervosismo sugli altri, e mi chiedo "Ma sono davvero così una pessima persona?"
Ogni aggettivo riguardante me stessa è esasperata dal "troppo", io sono troppo, si sono troppo, sono di troppo, di troppo per tutti e anche per me, vorrei tanto essere bella, brava, buona, mansueta quando mi arrabbio, vorrei tanto girare l'altra guancia quando mi offendono, quando riaprono le mie ferite, vorrei tanto esesre ma sono fottutamente sbagliata e proprio non riesco a essere come dite voi.
Si perchè ognuno ne ha una diversa su come dovrei essere, quasi come se tutte le persone che conosco fossero delle sagge, di cui uno non può far altro che cercare di prendere tutto il buono che hanno da dare, mi dispiace ma io non ho buono da dare, sono piena di difetti fino al mio riccio più indisciplinato, sono troppo e di troppo ma almeno sono, e siccome sono esisto e vivo e ogni tanto (spero) sorrido pure.

2 commenti:

  1. Chi cerca i difetti negli altri?
    Alcuni di questi soffrono di un complesso di inferiorità. Ad esempio, un mio amico che è grasso, fuori forma, basso, antipatico, volgare e anche un po' stupido.
    Eppure non fa che cercare in difetti in me, che sono sicuramente più magro, più simpatico, più alto e più intelligente di lui (ed è empiricamente dimostrato e risaputo, non che per me sia un vanto nè un fattore di discriminazione del prossimo, essendo io a mia volta consapevole dei miei altri difetti fisici e caratteriali). Io non me la posso prendere, nonostante la cattiveria con la quale lui vorrebbe farmi pesare dei difetti che in lui sono grottescamente macroscopici. La sua è una risposta ai suoi fallimenti, primi fra tutti, nel calcio e nello studio. Ha dovuto abbandonare entrambi e ripiegare su dei surrogati. Questo lo rende in stato di perenne karma negativo che letteralmente sputa e digrigna in faccia alla gente. Ogni tanto me la prendo per le sue pedestri nonchè fuori luogo (sempre per il discorso, “da che pulpito...?”) critiche, perchè di fatto sono una persona orgogliosa. Oltretutto mi chiedo se e/o fino a che punto essersela passata male, aver avuto delle delusioni nella vita, renda legittimo cercare di ferire il prossimo. Non ho mai creduto molto nella frase “porgi l'altra guancia” ma non credo nemmeno nel suo opposto “reagisci con un cazzotto all'altro”, specie se questo cazzotto è reso indiscriminatamente, a chi non c'entra.

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    1. Ciao T., ti ammiro perchè riesci a non offenderti sempre quando il tuo amico trova ogni tuo difetto, io non sempre riesco ad essere così forte, mi butto giù facilmente soprattutto perchè sono poco sicura di me.
      Nonostante io sia orgogliosa sentirmi dire l'elenco dei difetti mi fa soffrire, però c'è da dire che non credo che avere i miei tanti e fastiodisissimi difetti mi renda una persona proprio tanto schifosa.
      Sono anche combattuta se allontanare o meno chi sottolinea i miei difetti.

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